giovedì 30 giugno 2016

PANICO DI...

Di Carmen Pistoia

Fulmineo e saettante, s'infila sottopelle e paralizza ogni tuo agire.
Panico.
Quella remora che inchioda e toglie ogni possibilità di movimento.
Rimugini per ore sul da farsi, ma non ti muovi.
Panico d'agire e poi sbagliare.
Panico (da prestazione).
Panico di starci troppo bene in una situazione per poi ritrovarsi di botto, soli!
Panico di sentire, provare, lasciarsi andare e restare arenati in un qualcosa di incatenante e distruttivo.
Si ha paura sempre, in ogni situazione, persino i guerrieri più addestrati ne hanno.
Rimestare, nella ciotola dei pensieri, quel tuo agire un pò fuori dalle regole, riflettere, perdersi nella matassa ingarbugliata dei ma e dei se.
Panico.
Eppur senti e sai che se ti muovi rocambolerai sullo sterrato che tanto ti fa paura, ti sbuccerai le ginocchia e, con ogni probabilità, faticherai a riprendere il passo. Così, attanagliato dal timore, fai un passo indietro e ritorni al cardine riavvolgendo lentamente il gomitolo aggrovigliato srotolato d'impeto, quando ancora, il panico, non fenedeva affatto la tua pelle.

giovedì 16 giugno 2016

ABITUARSI AD UN'ASSENZA, NON È DIMENTICARSI...

Di Carmen Pistoia

La vita ci obbliga a far fronte con diverse perdite importanti, ma questo non vuoldire dimenticarsi di chi ci ha lasciati.
Accade per un lutto, com'anche per le persone che, per un certo periodo, hanno fatto parte della nostra vita e poi le strade si son divise.
Abituarsi è d'obbligo, se non lo facessimo, impazziremmo di disperazione.
Abituarsi, all'assenza dopo un lutto, è un'impresa titanica, eppure, se non ci si sforza di accettarlo, la vita si ferma e si resta attanagliati a catene invisibili che però inchiodano l'animo ad un palo e fanno si che resti li fino alla fine dei propri giorni.
Ci si abitua, ma non si dimentica. Ogni cosa viene stratificata sotto il dovere di sopravvivenza, si va avanti, la vita continua con o senza la nostra collaborazione.
Nulla si dimentica e tutto ci resta nell'anima, il bello e il brutto delle cose che ci accadono, strutturano le fibre caratteriali del nostro vissuto.
Si cresce e si apprendono lezioni senza eguali.
Per tutti, nessuno escluso, esiste la propria prova del nove, per altri, più d'una...
Nel calderone della vita, si mescolano un'infinità di sapori, non sempre ci lasciano in bocca il gusto buono, spesso, è più marcato il retrogusto dell'amaro, eppure, lo si accetta e si va avanti con qualcosa in più nel cuore e qualcuno in meno accanto, senza mai dimenticare, ma semplicemente abituandosi a vivere.

lunedì 13 giugno 2016

IL MIGLIOR MENTORE? LO SPIRITO DI OSSERVAZIONE.

di Carmen Pistoia

Posso dire con orgoglio che, per quel che mi riguarda, l'unico mentore da cui ho appreso tantissime cose è il mio spiccato senso di osservazione. 
Ero bambina e amavo osservare tutto e, da ogni cosa, cercavo di carpire tecniche e segreti per poi adoperarmi a far tesoro di quanto appreso.
A sei anni, m'incantavo nell'osservare il maniscalco delle scuderie poco distanti da casa mia. Era bellissimo osservare il suo lavoro certosino nel raspare via il durone delle unghia per poi applicare il ferro sotto lo zoccolo.
Era una costante, amavo osservare chi svolgesse un mestiere per apprenderne la magia racchiusa.
Ai miei tempi, era facile imparare un mestiere, gli artigiani erano numerosi, i contadini, i potatori e tutti quei mestieri antichi che racchiudevano un certo fascino per i miei occhi affamati di sapere.
Innumerevoli, le cose che ho imparato solo osservando chi le faceva. Mi divertiva provare a ricrearle meticolosamente.
Una volta, all'età di dieci anni, vidi all'opera un innestatore di gemme di alberi. Volevo capire cosa facesse con coltelli e rametti ingemmati. Mi nascosi e l'osservai. Era affascinante il modo in cui intagliava i rami di un pesco e poi ci innestava un altro frutto. A distanza di tempo, da quell'innesto, cresceva un ramo e, nella stagione dei frutti, sull'albero del pesco c'era un ramo di albicocche. Incuriosita da quella magia, provai a fare lo stesso con l'albero del pero. Dapprima coltivai al buio così come mi aveva suggerito il mastro innestatore, il ramoscello di pero, poi, una volta uscite le gemme, lo incastonai nel ramo maestro. Ero felicissima a distanza di tempo quando vidi le prime foglioline e, quando poi crebbero i frutti sentii il cuore rigoglioso di soddisfazione per esser riuscita a fare quel che avevo visto fare.
Col tempo, non ho mai smesso di osservare e imparare, e le cose che riesco a fare, ormai non le conto più.
Conclusione?
Osservare è arte d'imparare viaggiano assieme.



venerdì 10 giugno 2016

NON SI PUÒ MORIRE DENTRO...

di Carmen Pistoia

Magda rimuginava ferma sul ponte del salto. Qualcosa le aveva stravolto la vita sino al punto che si stava lasciano morire lentamente. Ora, però, sentiva le gambe pesanti e voleva farla finita. Il vento le soffiava tra i capelli. Mise un piede avanti all'altro decisa a saltare. Qualcuno la frenò bruscamente e la invitò ad ascoltare quel che aveva da dirle. Cara Magda, capita a tutti di trovarsi sul ponte del salto nell'intento di saltare nel vuoto. Poi, accade qualcosa e ci fermiamo ad un passo dal salto. Si stanano i pensieri cupi e si isolano nell'angolo più remoto della nostra esistenza, costringendoli a piegarsi all'insita voglia di reagire che fa parte di ognuno di noi.
Una dopo l'altra, dissolviamo le paure come fossero fiocchi di neve al sole.
Qualunque cosa ci accada, non si può e non si deve morire dentro.
Troppo spesso, un dolore grave, oppure la perdita di un amore o altro ancora, ci fa vedere tutto nero e con la via d'uscita sbarrata.
Molti muoiono dentro, si lasciano fendere dal vento della sconfitta e non aspettano altro che una fine quanto più prossima che giunga a lavar via ogni pena.
No, non è così che si reagisce, lo spirito di sopravvivenza fa parte di ognuno di noi e quando arriva il momento opportuno, occorre destarlo dal sonno profondo, armarlo di una ragione forte per non morire e mandarlo a combattere come non mai.
Non si può morire dentro, a prescindere, dalla natura della gravità di quanto ci travolge all'improvviso e ci piega come canne al vento.
Non si può morire dentro e, soprattutto, non si deve, la vita va vissuta con i suoi pro e i contro.
Ora scendi da quel muretto, trova la tua ragione, rialzati e lotta, la vita ha ancora molte albe e infiniti tramonti da mostrarti, vivili!



martedì 7 giugno 2016

E QUANDO INCONTRÒ L'AMORE VERO, NE PARLÒ COSÌ...

di Carmen Pistoia

Prima di conoscerti, non avevo idea del VERO senso della parola AMARE.
Poi, pian piano, ne ho appreso la reale grandezza. Ti sei preso tutto di me. Come un uragano, hai travolto ogni piccolo centimetro della mia pelle e ne sei divenuto parte vitale. Con te, ho capito che l'amore vero aveva un solo volto, il tuo. La luce dei tuoi occhi ha illuminato d'immenso ogni attimo della mia giornata e non ho visto più il colore del buio. Il suono della tua voce ha inondato di note la mia vita.
Sorprendente, il come una persona possa entrare dentro l'anima di un'altra e diventare unico custode del cuore che pulsa in quel petto, eppure è questo che è accaduto incontrandoti.
Tutto di me t'appartiene. Anima, cuore, corpo, mente e persino lo spirito. Non pensavo esistesse davvero, mi hai scombinato completamente ogni concezione razionale, oggi, sono come crema che s'amalgama in una danza senza fine, e che danzando diviene unico elemento.
Amare è sentire la tenerezza delle tue mani che mi sfiorano. Il sapore dolce delle tue labbra. Sentirmi volare ogni volta che ti bacio, ti stringo o ti guardo.
Credimi, l'amore sei tu, e ringrazio Dio per avermi dato la possibilità di amare davvero.
No, non lo dico per dipingere l'attimo, nella vita si dicono troppo spesso parole dette per dire. Tu non sei parole, sei materia, quella composizione chimica di cui io stessa sono fatta e che, per un dono stupendo del destino, ha avuto modo di trovare la foce della sorgente.
No, non cerco di intontirti con le parole, lo senti dalla mia pelle quel che emano quando stiamo insieme.
Si dissolve l'universo, tutto diviene come soffice seta, la leggerezza nel cuore non ha eguali.
Sento l'anima che pulsa di piena salute, si veste di sole e danza nel tuo palmo, certa, che quella è l'unica dimora in cui si sentirà davvero a casa, sempre e per sempre.



mercoledì 1 giugno 2016

FIGLIO MIO...

di Carmen Pistoia

Pezzo di cuore di quest'anima mia, forse tu non sai che il mio cuor mai s'acquieta.
Vivo di te e per te dall'istante in cui il tuo primo gemito ha rotto il muro del silenzio della mia vita e lo ha colmato di melodie.
Ti amo figlio mio!
Tu non sai che vigilo ogni istante su di te e, anche quando non sei qui con me, il mio animo vola e ti segue ovunque tu vada.
Mi struggo al pensiero di non poter lenire le tue pene, d'amore o di dolore, t'osservo e piango, ma rimango in silenzio leggendo il tuo disagio senza poter metter fine a nulla di quel che ti turba.
Quante notti insonni a pensare a come fare per disintegrar ogni nuvola scura dal tuo cuore, battere i pugni per ore e ore in cerca di un fulgore luminoso che possa colorare la tua vita di tutti i colori che non hai.
Il tempo scorre ed io invecchio, ma l'animo si ribella, lotta, non vuol arrendersi fino a che anche l'ultimo dei tuoi pensieri bui non si muti in luce e ti sollevi dalle tenebre.
Nella spirale della vita che gira e mai si ferma, io giro attorno ad ogni tuo stato d'animo e cerco di esser faro nella tormenta che mai t'abbandona.
Figlio mio, tu sei luce che splende a oriente, dal tuo sorriso germoglia il mio, dalla tua gioia nasce la mia.
Amore, camminerò con te, non avere paura, non sarai mai solo, neanche quando Dio mi porterà via da te fisicamente, io sarò sempre con te, portati la mano sul cuore e sentirai il mio battito accompagnare il tuo all'unisono.
Ti amo figlio mio, sempre e per sempre.