martedì 30 aprile 2013

DORMI AMORE

Col volto sereno,
t'addormenti.
Provo a entrare in silenzio
nei tuoi sogni
e riuscir a leggerli.
Ti accarezzo piano
sorridi,
ti stringi a me
e tremi.
Batte forte il cuore tuo,
pulsa all'unisono col mio.
Simbiotico ritmo
che mai si ferma.
Percepisco il tuo amore,
tu dormi,
ma la tua pelle brucia per me.
M'affaccio nei tuoi sogni
e vedo me
in ogni angolo di te.
T'amo anima mia
come mai si è potuto amare.
Ti sfioro le labbra
e m'addormento dentro te.

Aforisma n°52



lunedì 29 aprile 2013

IL PRIVILEGIO...

di Carmen Pistoia


Nei momenti peggiori delle mie giornate, mi siedo in spiaggia e mi fermo a pensare.
Rifletto attentamente su ogni cosa e mi rendo conto, 

che, se in parte sono stata sfortunata, 
per l'esatto opposto, sono anche stata baciata dal privilegio.

Ebbene si, il privilegio d'aver avuto il massimo 
e d'averlo vissuto e custodito per molto tempo. 
Il privilegio d'essere stata amata e venerata come fossi stata un dono prezioso.

E anche se, una chiamata dal cielo,
giunta inaspettata e troppo presto,
ti ha portato via da me,
ho avuto il privilegio d'averti amato tanto.
Il privilegio d'esser circondata da un mare di amici che mai m'abbandonano.
Il privilegio,anche se può apparir banale, 
d'aver semplicemente vissuto godendo della luce del sole,
della magia di un tramonto, della carezza di un raggio di luna, 
insomma, tutto è un privilegio se si ha l'umiltà di riconoscerlo.

A volte,si ha l'immenso tra le mani e non ci si accorge d'averlo...



domenica 28 aprile 2013

PENSA...

di Carmen Pistoia


Chi ti osserva è giudica,

ignora che nel suo giudicare 
vi è una sua frustrazione che ripiega su di te.

Colui che è sereno non giudica, 
ti osserva e gioisce con te 
anche per il più ridicolo dei tuoi difetti.

Solo colui a cui sfugge qualunque giudizio negativo 
è veramente libero da ogni pregiudizio, 
e solo lui, vive in assoluta armonia 
col mondo e con se stesso.


martedì 23 aprile 2013

PROSPETTIVA

di Carmen Pistoia


Guardi lontano e vedi l'immagine di te,le ore silenti,
   il tempo fermato sull'ultimo dei tuoi momenti felici. 
      Non ti piace quel che vedi,una donna sola,senza sogni, ne amici. 
         Osservando quell'immagine ti chiedi cosa l'abbia portata a ridursi così. 
             Scorri all'indietro le istantanee della sua vita e capisci tutto. 
                Aveva paura di aprire le braccia e accogliere chi le aveva offerto amore,
                    il suo timore più grande era provare ancora dolore nell'ipotesi che 
                       un destino infame le strappasse di nuovo la persona amata.
                          E fu così che rifiutò la vita,
                              si chiuse nel silenzio e perse ogni emozione.


domenica 21 aprile 2013

FASE DI PASSAGGIO

di Carmen Pistoia


Il cambio di stagione è da intendersi come fase di passaggio molto insidiosa per tutti quei soggetti emotivamente fragili. Il passaggio dall'inverno alla bella stagione porta questi soggetti a innumerevoli stati di malessere. Ansia, depressione, sconforto, senso d'abbandono, o più semplicemente forte senso di passivismo.
Si iniziano le giornate con un tale svilimento addosso che non si sa neppure per quale ragione lo si fa. Fuori c'è il sole, tutto profuma di vita, di gioia, di calore, eppure, nella mente di persone emotivamente fragili si innesca un meccanismo di resa psicofisica. Si passa da uno stato di forte ilarità emotiva ad uno di grande tristezza. C'è chi ricorre prontamente all'aiuto di psicologi e psicofarmaci, ma personalmente diffido da metodi così estremi.
Il mio consiglio è trovare la forza in se stessi di contrastare tale fase di passaggio facendo leva appunto sul fatto che è solo un momento.
Incentrare la propria mente sul modo migliore che conosciamo per sfatare l'apatia e metterlo in atto. Ricordiamoci solo che sarà solo un momento e che presto il sole tornerà a scaldare le nostre giornate mantenendo dentro noi quel calore costante di cui abbiamo bisogno per non cedere ad una resa psicologica.
Quindi, per ogni momento di apatia, paura, angoscia e quant'altro che affiora nei vostri pensieri, provate a contrastarla nell'immediato provando a fare cose cariche di forza e reattività.
Ci proviamo???


venerdì 19 aprile 2013

CADDI

di Carmen Pistoia


Brutalmente caddi. Mi feci molto male. Sanguinavano le ginocchia, le mani, il cuore.
Rimasi arenata in una pozza di paura, di smarrimento, dolore, non riuscivo più a muovermi.
Poi, qualcuno che passava di li per caso, mi tese la mano e mi disse: "coraggio piccola, afferra la mia mano, ti aiuto a rialzarti".
D'istinto l'afferrai, mi tirai su e mi resi conto che, nonostante fossi ferita, potevo ancora camminare.
I segni della caduta restarono evidenti sulla pelle, ma anche nell'animo, quasi come un marchio indelebile, testimonianza visibile, della rovinosa caduta.
Le ferite col tempo si rimarginarono e quella mano tesa mai smise di sorreggermi, divise in due il peso dei miei passi e camminare risultò meno faticoso.
Un giorno, mi voltai indietro e mi resi conto d'aver fatto molta strada dal punto esatto in cui caddi e capii che camminare ancora si può fare se lo si vuole.

Conclusione?

Per quanto tu forte possa essere, le cadute improvvise, azzerano le tue energie, pertanto, non rifiutare mai una mano tesa poichè ti aiuterà a sentir meno il peso dei tuoi passi e renderà il tuo cammino meno sterrato.


giovedì 18 aprile 2013

NOTTE FONDA

di Carmen Pistoia

E' notte. Sei sola in casa, spegni l'ultima luce e vai a dormire. Ad un tratto comincia a salirti l'angoscia. Non sai cosa fare, ma mantieni la calma e cerchi di sfatare la paura. Il sibilo del vento mormora sulle imposte. Rumori di passi dal piano di sopra. Note funeste di un pianoforte s'elevano dal basso. Ombre asimmetriche appaiono sui muri. E nel silenzio s'ode forte una rantolo raccapricciante. Cominci a piangere, sei pietrificata dalla paura. D'istinto ti rannicchi sotto le coperte, vorresti chiedere aiuto, ma nessuno udirebbe il tuo grido, sei sola nessuno può sentirti. L'aria pare rilasciare odore di umido, di stantio, di vecchio e tu non riesci a respirare. Poco dopo, dalla stanza accanto cade qualcosa, un boato risuona forte nella notte, e tu non hai il coraggio di andare a vedere cosa accade poiché sei pietrificata dalla paura. Provi rabbia nel non riuscire a scacciare la paura. Ti senti inerme, stupida e pensi che forse stai diventando matta. Piangi, il singhiozzo riecheggia nella stanza. Chiudi gli occhi e avverti un respiro macabro soffiarti sul viso. In quell'istante, il terrore rasenta il fondo, cominci a tremare e urli nella notte: "ti prego non farmi male ho paura".

E intanto passano le ore, e tu in preda al panico, tardi a vedere la luce del giorno entrare nella stanza e con l'angoscia nel cuore, infili la testa sotto al piumone e preghi che venga presto l'alba e tu non debba più aver paura.


mercoledì 17 aprile 2013

LENTA AUTODISTRUZIONE...

di Carmen Pistoia


Accade di ritrovarsi in uno stato d'animo plumbeo, da dove non si riesce a scorgere la ben che minima via d'uscita. Ci si sente come un'anima traghettata lentamente verso l'inferno, ma quell'inferno, non ti fa paura, anzi, lo percepisci come dimora perfetta del tuo stato d'animo. Si è coscienti che si sta cadendo verso il basso ad una velocità terribile, eppure, non ci si aggrappa a nulla per fermare quell'inesorabile discesa libera che porterà allo sfracello totale di noi stessi. Si riflette e, si sa bene che avremmo mille ragioni per sorridere e solo una per piangere, eppure, non riusciamo a reagire, ad amare la vita. Percepiamo ogni cosa in maniera negativa, si vive tanto per vivere, per inerzia e nulla di quello che ci circonda o ci accade ci aiuta a risalire. Ci si sveglia al mattino desiderando che sia già domani e sperando che sia migliore di oggi, ma il risveglio è sempre più amaro. Ci si addormenta la sera sperando che, i sogni che fino a qualche tempo fa riempivano i tuoi giorni, tornino a volare, ma sono peggio delle pietre, appena provi a farli volare, ti ricadono addosso dopo aver fatto solo pochi metri di volo. La consapevolezza del declino è grande, ma l'incapacità di reazione lo è ancora di più. Eppure non ci si vuol arrendere, dentro di noi c'è una piccola fiammella che incita alla risalita, ma è come se avessimo mani e braccia legati da catene pesantissime che non ci permettono di muoverci per riprendere quota e respiro. Ci si guarda allo specchio e non ci si riconosce, quell'immagine che vediamo riflessa è solo l'ombra di noi stessi, probabilmente, noi, non ci siamo più da chissà quanto tempo. Arranchiamo a fatica nelle giornate che si susseguono come fossero fatte di puro piombo da trascinarsi addosso. Non si riesce a sorridere, a trovare luce in nulla, pur essendo circondati apparentemente da molteplici ragioni che dovrebbero donarci gioia di vivere e ragioni forti per continuare.


Allora perchè ci si lascia cadere?

Perchè se si è coscienti che ci si sta lasciando morire non si riesce comunque a fermare quell'inarrestabile caduta verso il basso?

Se avessi la risposta non sarei qui a pormi domande, so solo che accade e che quando ti ritrovi in questo limbo maledetto la via d'uscita è difficile da trovare.

E ora dopo ora t'incammini sempre più una via buia che porta verso la fine e, inerme, odi te stessa per non riuscire a trovar appigli ai quali aggrapparmi per uscirne...



Aforisma n° 50



lunedì 15 aprile 2013

FORSE... 15/04/2013


IL PIANISTA CHE SUONAVA PER LA LUNA

di Carmen Pistoia





Quella notte, faceva molto freddo. Il cielo era cupo, drappeggiato di nuvole scure che impedivano alla luna di filtrare la sua luce. 

Da un casolare di campagna, riecheggiava nella notte, l’urlo di una mamma che partoriva la sua creatura. Ad un tratto, dopo l’ennesimo urlo, l’aria si fece dolce, ogni nuvola lasciò spazio alla luce bianca della luna. Dalla chiesetta poco distante fluivano nell’aria le note melodiche di un pianoforte. Stranamente, suonavano l’inno alla gioia, come a voler sottolineare quello che stava accadendo in quel casolare. La luce flebile di una candela posta accanto al comodino, illuminava dolcemente il volto angelico del bimbo appena venuto al mondo. Il papà, fiero della sua creatura, lo sollevo in alto, come se volesse mostrarlo a Dio in persona e offrirgli tutta la gratitudine per il dono meraviglioso appena ricevuto. Dall’alto, la luna osservava tanta dimostrazione d’amore e gioia e ne rimaneva commossa. Quei genitori diedero un nome alquanto inusuale al loro bimbo. Lo chiamarono T’amò, nome ottenuto anagrammando le due parole “ti amo” e “amore”. 

Per loro, l’unico nome che poteva portare la loro creatura era proprio qualcosa che racchiudesse il senso immenso dell’amore con cui era stato generato e desiderato. 
T’amò era un bimbo dolcissimo, delicato, dai grandi occhioni verdi e profondi. Purtroppo, però, nei lineamenti non era molto aggraziato e crescendo, veniva spesso vessato e deriso dagli altri bimbi. 
Veniva da una famiglia umile, pertanto, di poche pretese. E proprio a causa dell’umiltà che lo circondava, non aveva possibilità di indossare vestiti pregiati o scarpe ben rifinite, poiché i suoi genitori davano molta importanza al senso della vita intesa come dono e non all’esibire un qualcosa di materiale che però non possedeva reale valore. T’amò cresceva umile, e andava fiero di quanto gli trasmettessero i suoi genitori, ossia che la ricchezza più grande che qualunque uomo può possedere, è l’amore puro di chi lo circonda. 

Tuttavia, nonostante fosse molto amato, T’amò era un bimbo solitario. Amava la musica e, sin da piccolissimo, si perdeva in mondi fantastici quando da lontano udiva le note del pianoforte provenire dalla chiesetta poco distante. Era un bimbo sereno, il suo mondo interiore era fatto principalmente di note, sogni e notti di luna piena trascorse in giardino ad ammirare cotanta luce. 
Spesso, sgattaiolava di buon’ora, fuori di casa per raggiungere la chiesetta e ascoltare nascosto sul retro le note magiche di quel pianoforte suonate dal diacono. Ascoltava e sognava il piccolo T’amò, si, sognava di muovere le sue esili dita sui tasti di quel pianoforte, e mentre sognava, avvertiva la magia della musica pervadergli l’anima e se ne innamorava sempre di più. 
E intanto cresceva, nel cuore sempre il sogno di divenire pianista, nell’animo, la voglia di perseguire di fatto le note che da sempre scandivano le sue giornate. 

In adolescenza, ebbe il suo primo grande dono da parte dei suoi genitori, le tanto sospirate lezioni di piano. Imparava in fretta e, nei pomeriggi silenziosi d’estate, quando tutti riposavano per la forte calura, lui si recava in chiesa e trascorreva ore ed ore sui tasti di quello che riteneva essere uno strumento magico, il pianoforte. Nelle notti di luna piena, T’amò trascinava il pianoforte sul sagrato, da quel punto riusciva a vedere la luna alta nel cielo avvolta nella sua splendida luce bianca. Ne rimaneva incantato e suonava per lei splendide melodie, con l’illusione nel cuore che le sue note arrivassero fino alla luna. Una notte, accadde qualcosa di magico. T’amò suonava rapito dalla luce della luna e dal trasporto unico delle note che emetteva il pianoforte. E proprio sul calar della luna, accadde qualcosa di spettacolare e impensabile. Essa, commossa dalle note che suonava quell’esile ragazzo, scese così in basso fino quasi a sfiorarlo. T’amo fu avvolto da un improvviso entusiasmo, e in preda a sensazioni fantastiche che stava provando, provò a mutare in note tutto. Ne nacque una melodia bellissima, e fu la sua prima opera che volle intitolare “La magia della luna”. 

Con quello spartito girò il mondo facendo concerti e mietendo successi. T’amò amava regalare le sue note a coloro che erano in grado di percepire la magia in esse contenuta. Non si fermava mai e tutto questo lo portò a rimanere lontano dai suoi genitori per diversi anni. Nonostante il successo, T’amò restava sempre quel bimbo puro e umile d’animo. Nulla lo cambiò, ne la fama, ne i soldi che riuscì a guadagnare suonando. Quando si guardava allo specchio, l’immagine che vedeva riflessa, era sempre quel bimbo sgraziato che tutti deridevano. 
Dopo aver girovagato a lungo e aver appreso una conoscenza piena della musica, T’amò decise di tornare dai suoi genitori. E premiarli, attraverso quello che era riuscito a mettersi da parte negli anni. Aveva la gioia nel cuore alla sola idea di poter donare alla sua amata famiglia la giusta ricompensa per avergli dato così tanto amore. 
I suoi genitori lo videro arrivare nel viale di casa e lo accolsero allo stesso modo in cui fu accolto al momento della sua nascita, ossia, con tutto l’amore che avevano nel cuore. 
Ci furono momenti di sentita commozione, di profonda gioia, di merlettati ricordi rievocati davanti ad una zuppa calda consumata davanti al camino. 

E intanto fuori calava la sera. In cielo apparve una luna mai stata così luminosa, sembrava quasi che anche lei desse il bentornato a casa a T’amò. Dopo cena, T’amò fu accompagnato in quella che era sempre stata la sua umile cameretta e vi trovò una sorpresa inaspettata, un pianoforte a coda lucido e ben tenuto, posto proprio al centro della stanza. Su di esso un biglietto fatto di carta grezza e avvolto come una pergamena, chiuso con un fiocco di fili di paglia di fieno. Sul biglietto poche parole, ma ricche di significato : “T’amò, la nostra melodia più bella sei stato tu”. 

Rimase attonito e le lacrime rivolarono giù copiose e inarrestabili. I suoi genitori si erano privati dei risparmi di una vita, per fargli dono di quel pianoforte che mai avevano potuto comprargli. 
Per T’amò fu una lezione di vita senza eguali, da quel gesto comprese che nulla al mondo ha più valore per un genitore, che donare al proprio figlio, la gioia più grande. Per loro, donargli quel pianoforte era stato un gesto per fargli capire quanto fossero stati fortunati ad aver ricevuto lui stesso in dono da Dio. 
E fu così, che imparata la lezione, ne fece dottrina di vita. Con i soldi racimolati dai concerti sistemò per bene l’ormai casolare diroccato dalle intemperie e dal trascorrere degli anni. Questo fu il dono dedicato ai suoi amatissimi genitori. Col resto del denaro, fondò una scuola di musica in cui dava lezioni gratuite a tutti quei bimbi che non potevano permettersi di pagare un maestro. 

Era sereno T’amò, felice d’esser nato in quella famiglia e d’aver appresa il vero senso della vita. 
In un pomeriggio d’agosto, era nella sua camera a suonare il suo amato pianoforte. Dalla finestra udì le note di una chitarra. Incuriosito dal quel suono, si affacciò per capire chi diffondesse note così soavi. Nel giardino adiacente, seduta sul prato, vi era una ragazza dai lunghi capelli castani che suonava la chitarra tenendola sulle gambe. 
Era la prima volta che notava la presenza di quella ragazza. Uscì di casa e si recò sul retro per vederla più da vicino e accertarsi che non fosse frutto della sua immaginazione. T’amò rimase in silenzio ad ascoltare le note di quella chitarra. Poi però, calpestò maldestramente dei tralci secchi posti sul prato e annunciò la sua presenza in maniera goffa alla splendida creatura che suonava la chitarra. La ragazza si voltò di scatto, focalizzo l’intruso e gli disse: “ciao T’amò sei tu, felice di vederti.” 
T’amò rimase interdetto sia dalla bellezza della ragazza, sia dal fatto che la stessa conoscesse il suo nome. Si avvicinò timidamente e le chiese: “ci conosciamo? “ 
Lei rispose: “si T’amò sono sempre vissuta qui, ma tu non ti sei mai accorto della mia esistenza poiché eri rapito dalla magia della tua musica.” 

I due ragazzi chiacchierarono a lungo quel pomeriggio e anche nei pomeriggi a seguire, tant’è, che di li a poco, tra loro nacque una bella storia d’amore. Fu subito empatia tra i due e, insieme, s’incamminarono nei sentieri dell’amore, avvolti dalla magia della musica e coperti dalla luce della luna che mai smetteva di illuminare le loro vite. 

Conclusione? 

Il più delle volte, la vera felicità, è sempre stata accanto e dentro te, bastava solo individuarla e viverla appieno.

domenica 14 aprile 2013

14 Aprile 2013


SE SOLO IMPARASSIMO...

di Carmen Pistoia


Se solo imparassimo a dare il giusto valore ad ogni cosa,
ne coglieremmo meglio il senso in esse contenuto.

   Se solo imparassimo ad aver rispetto degli altri,prima di pretenderlo,
   ci sarebbe più educazione e culture del rispetto stesso.

      Se solo credessimo di più nel valore della famiglia, del matrimonio,
      e di quello che significa stare insieme e condividere un cammino,
      molte unioni, durerebbero di più.

         Se solo la smettessimo di non accontentarci mai di quel che abbiamo e, 
         fissare con ingordigia l'erba del vicino, 
         ognuno curerebbe il proprio e non si andrebbe a calpestare l'erba altrui...

            Se solo imparassimo a rispettare la dignità di tutti,
            ci sentiremmo indubbiamente tutti più ricchi.

sabato 13 aprile 2013

NEL SOGNO MI HAI MOSTRATO...


Ciao Guerriero, 
stanotte ti ho sognato ed è stato tristissimo quello che mi hai mostrato... Nel sogno ero io ad essere morta e non tu. Camminavo in un vicolo e ad un tratto ho visto l'insegna di una piccola trattoria, d'istinto ci sono entrata per chiedere lavoro. La prima persona che ho visto sei stato tu, eri accanto al camino centrale posto nel salone di questa trattoria. In mano avevi un album di fotografie, lo sfogliavi e piangevi. Sul camino, un quadro, il mio ritratto. Non capivo cosa stesse succedendo, perché io ero li, ti vedevo, ma tu sfogliavi quell'album e piangevi. Eri molto dimagrito, col volto segnato dal dolore, gli occhi spenti. Mi sono avvicinata d'istinto, ma non mi hai riconosciuta, era come se tu davanti a te avessi avuto un'estranea. Allora mi son detta, dopo la morte non ci si riconosce più, quindi ho provato a rimanere li chiedendoti lavoro. Hai alzato lo sguardo, mi hai guardata dritta negli occhi e qualcosa si è accesa nei tuoi. Non ti serviva mano d'opera, ma mi hai assunto lo stesso. Stranamente, dopo avermi stretto la mano mi hai sorriso, quel sorriso mi ha commosso. Subito dopo mi hai accompagnata su una terrazza che si trovava sul retro della trattoria, mi hai invitata a sedermi su una sedia a dondolo che era fuori, e tu mi eri alle spalle. Hai cominciato a massaggiarmi le spalle, e con le mani che ti tremavano e la voce rotta dall'emozione, mi hai raccontato che ero morta. Quanto dolore nelle tue parole, mi ha devastata vederti così distrutto, è stato sconvolgente non riuscire a far nulla per lenire e asciugare le tue lacrime. Poco dopo siamo rientrati nella trattoria, ti sei seduto davanti al camino e hai ripreso a sfogliare quell'album di fotografie. Lo sguardo ti si è spento ancora e sei piombato nella disperazione. Non ho resistito nel vederti così, mi sono avvicinata e ti ho abbracciato. Quell'abbraccio deve averti suscitato o evocato qualcosa di forte, perché mi hai implorato di restare li con te, di non lasciarti più perché senza di me avevi smesso di percepire la vita e ogni cosa era diventata superflua, inutile...
Ho pianto a dirotto credimi, troppo brutto vederti vivere senza di me, mi son svegliata in preda ad una crisi di pianto e non ho più dormito.
Grazie amore per avermi voluto mostrare che non saresti riuscito a vivere senza di me, so bene che è così, poiché quando eravamo assieme me lo dicevi sempre, ma mai avrei pensato che mostrarmi in sogno quella realtà sarebbe stato così scioccante per me.
Ti sfioro l'anima con una carezza affinché imprima dentro te l'eternità dell'amore che sempre giace nel mio cuore.

Ti amo.

                                                                                                                             Carmen.


venerdì 12 aprile 2013

L'ULTIMO VIAGGIO

di Carmen Pistoia


                                          Tu che guardi fuori dalla finestra,
                                          con gli occhi stanchi
                                          e il rintocco delle ore
                                          che presto,
                                          fermerà il tuo tempo.
                                          Osservi due aironi in cielo,
                                          in essi,
                                          vedi il volo dell'addio.
                                          La giornata è plumbea
                                          eppur mi sorridi.
                                          Ti sfioro il volto solcato dalle rughe,
                                          morbida carezza satura di vita,
                                          contrapposta alla fine.
                                          Il varco è vicino,
                                          respiri a fatica,
                                          ma non molli,neppure per un istante,
                                          il filo dell'amore che ti lega a chi ti ama.
                                          Umilmente ringrazi.
                                          Ti commuovi.
                                          Giri l'ultima pagina della tua vita
                                          e t'allontani col sorriso,
                                          affinché,
                                          coloro che ami,
                                          ti ricordino con la stessa gioia,
                                          che tu hai provato generandoli.



martedì 9 aprile 2013

Pensieri in libertà

di Carmen Pistoia

A volte,
quando vedo che chiunque mi si avvicina,
finisce inevitabilmente,
per mostrarmi le sue lacrime,
mi chiedo perchè non vedano le mie.

   A volte,
   credo che sia nella mia missione di vita
   asciugare le lacrime altrui,
   confortare e trattenere le mie.

      A volte,
      mi chiedo come riescano
      ad individuare il mio animo
      anche quando rimango in silenzio.

         Ma in tutto questo,
         mi sento una privilegiata,
         perchè se la gente
         si rifugia nel palmo della mia mano
         e chiede d'esser asciugata le proprie lacrime,
         sicuramente,in me ha visto
         quel che io stessa non vedo.



giovedì 4 aprile 2013

ORA CHE

di Carmen Pistoia

   Ora che
    ti ho regalato un sogno
     tu
      non smettere mai di sognare.
       Ora che
        il destino
         ci ha fatto incontrare
          non perdere mai
           la rotta
            del mio cuore.
             Ora che
              le nostre anime
               cantano l'inno dell'amore
                tu
                 canta con loro.
                  Ora che
                   ti grido
                    ti amo
                     ascoltami
                      e nei giorni in cui
                       saremo lontani
                        vivi di me.
                         Ora che
                          siamo noi
                           ramificati tra le mie braccia
                            e non lasciarmi mai più.