sabato 27 ottobre 2012

DARE IL BUON ESEMPIO

di Carmen Pistoia




Ognuno di noi è tenuto a dare il buon esempio a quello che viene dopo di noi. Vuoi che chi ti circonda creda nella felicità? Prova a trasmettergli tu per primo dove germoglia la stessa e che lo sai essere di tuo.
Vuoi aiutare compagno, figli, amici, a credere nei sogni? Prova tu per primo a credere nei tuoi e a mostrar loro come sei riuscito a concretizzarne uno. 
In qualunque cosa, occorre dare sempre il buon esempio, altrimenti è difficile trasmettere la veridicità di quello di cui parliamo.
E' vero, a volte, dare il buon esempio è impresa ardua, ma basta mettere intensità in ogni cosa che si fa, e chi ci osserva, ne trarrà sicuramente beneficio e insegnamento.

venerdì 26 ottobre 2012

IDEALIZZIAMO E CI IDEALIZZANO

di Carmen Pistoia



Capita, almeno una volta nella vita, che ci idealizzino o che noi stessi idealizziamo qualcuno. Non si sa esattamente perché avvenga, ma accade.
Ognuno di noi riversa su una o più persone il proprio immaginario. Non è detto però, che ciò, corrisponda a vero. Infatti, il più delle volte il beneficiario del nostro idealizzare non possiede nulla di quanto noi proiettiamo su di lui.
Stessa cosa accade per chi ci idealizza. Attratti magari dal nostro modo di essere, di agire, dall'animo, da come appariamo, quest'ultimo proietta su di noi una sua personalissima visione e la idealizza.
Ma a che serve idealizzare qualcuno?
Ebbene, penso sia un modo per mantenere viva la capacità di elevare sogni, progetti o più semplicemente per sentirci vivi arrampicandoci erroneamente su un qualcosa che esiste solo nella nostra mente.
In molti di noi scarseggia l'autostima e di conseguenza tendiamo ad agganciarci all'idealizzare qualcuno pur di avere uno scopo che non ci faccia cadere nella banalità.
Poi però, accade sempre, che per una ragione qualunque cominciamo a vedere persone e cose per quello che sono, cade quel velo di idealizzazione e ne rimaniamo sviliti, delusi, amareggiati.

Conclusione: nella vita è sempre meglio valorizzare quello che siamo piuttosto che metterci nella scia altrui e tendere ad idealizzare un qualcosa che non esiste. Abbiate più fiducia in voi stessi e lasciate che il vostro animo si liberi in volo in tutta la sua splendida essenza. Sappiate osare, poiché in ognuno di noi è racchiuso qualcosa di unico.

giovedì 25 ottobre 2012

LO SPAURACCHIO DELLA SOLITUDINE

di Carmen Pistoia



Temuta, odiata, demonizzata, esorcizzata, e potrei continuare all'infinito con gli aggettivi atti ad elencarne le innumerevoli sfaccettature. Ma andiamo subito alla domanda: perché attorno alla solitudine imperano così tanti aggettivi dallo sfondo cupo e negativo?
Ebbene, credo sia solo per paura, si è talmente spaventati da questo stato plumbeo che si cerca in tutti i modi di tenerlo lontano dalla nostra realtà.
Eppure, a mio avviso, non c'è da averne così tanto timore. Personalmente, sostengo che per certi versi, paradossalmente la solitudine è la migliore delle compagnie.
Solitamente tendiamo a demonizzarla poiché ne temiamo i suoi risvolti negativi, ma a guardar bene ce ne sono molti positivi di cui non c'è proprio nulla di che temere.
Basti pensare, che proprio nei momenti di maggior solitudine, si entra in quello stato intimamente introspettivo in grado di svelarci chi siamo e come siamo.
Silenzio e solitudine sono un connubio fondamentale da sperimentare con coscienza per trarne poi benefici. 
Ci sono momenti nella vita in cui tutti i suoni del mondo si azzerano, chiunque ci circonda scompare e si entra in un meccanismo di autoanalisi che aiuta a crescere.
A mio avviso, non ci sono ragioni per temere lo spauracchio della solitudine, anzi, farlo divenire un fedele alleato aiuta ad affrontare qualunque cosa con maggior coraggio.

Conclusione: non è nel numero di persone che ci circonda che si può esorcizzare o annullare la solitudine, anzi, a volte si è più soli tra tanti piuttosto che soli di fatto.
Quindi, nel momento in cui entrate nel temuto limbo della solitudine, accoglietelo al pari di qualunque altro stato emozionale e ne uscirete sicuramente arricchiti.

mercoledì 24 ottobre 2012

COME CAMBIA LA VITA...

di Carmen Pistoia




Tutto muta in un attimo, e tu, rimani a guardare senza poter far nulla per arrestarne il naturale flusso.
Nel bene o nel male gli eventi si susseguono a trascinano dietro il limo dell'anima che pian piano si rideposita ai margini del cuore e diviene catrame.
Ogni evento è una pietra, ogni pietra eregge un muro, e quel muro pian piano ti trasforma in roccia.
Impari che nella vita nulla è per sempre. 
...Ti alzi un mattino e guardandoti attorno ti accorgi che la metà delle persone che ami vivono nel disincanto dovuto a tanti fattori. 
Eppure, tu continui a credere in te, nell'amore, nei valori, ti rialzi per l'ennesima volta e con volontà incoercibile prosegui il cammino armata di coraggio e saldamente ancorata alle cose in cui credi.
E' vero tutto muta in un attimo, ma ciò non vuol dire che debba considerarsi necessariamente un male.

martedì 23 ottobre 2012

IL BELLO DI COME VENIAMO VISTI

di Carmen Pistoia



Capita sovente di trovarci a parlare con qualcuno con cui abbiamo stretto amicizia e ci troviamo beneficiari diretti della loro confidenza. Una costante è sentirci dire che risultiamo completamente diversi da come apparivamo prima che questi potessero conoscerci più da vicino.
Il bello di come veniamo visti è proprio scoprire che mai corrisponde a quello che in realtà siamo. 
La nostra esteriorità, il modo in cui ci rapportiamo con gli altri, traccia in quest'ultimi una propria idea sul come siamo.
Vi è mai capitato di sentirvi dire la classica frase: "però, non sei come sembri?"
Credo proprio di si, anche perché è una cosa molto frequente.
La cosa bella dello scoprirsi, conoscersi e apprezzarsi sta proprio nel verificare che nulla e nessuno e mai come sembra.
Dietro ad un volto c'è sempre un mondo da scoprire, quindi colui che si ferma all'apparenza, perde il meglio che alberga in noi.

Conclusione: non lasciatevi ingannare dall'aspetto, dal gesticolare o da un'apparente austerità, poiché dietro a tutto ciò c'è molto di più. Stesso discorso vale per chi appare gioioso, solare, carico di energie, insomma dietro ad ogni apparenza o un modo di essere si cela una palpabile essenza. Non escludete mai una persona solo perché può apparire antipatica, o al contrario troppo esuberante.
Andare oltre quello che vedete e ne rimarrete, a volte meravigliati, altre volte incantati, e indubbiamente anche delusi, ma saprete che non vi siete limitati ad un giudizio repentino e basato sull'apparenza.

lunedì 22 ottobre 2012

DOVE ABITA LA FELICITA'

di Carmen Pistoia



Dove abita davvero la felicità?
Ebbene, a mio avviso, la reale casa della felicità è nomade. Non esiste dimora che possa contenerne le mille sfaccettature. 
C'è chi è convinto di trovarla nel volto dell'amore, chi nel denaro, chi nell'amicizia. Direi che la formula precisa della felicità corrisponde all'insieme di tante piccole cose. A partire proprio da elementi... che a colpo d'occhio possono apparire di scarsa importanza. Si insegue così tanto quell'ipotetico fascio luminoso che si perde il piacere di notare quanto scaldino l'animo le piccole fiammelle. 

Conclusione: per comporre l'arcobaleno occorrono molti colori affinché la bellezza della sua proiezione in cielo ne ottenga un effetto incantevole. Stesso discorso va applicato per la felicità. Non è in un solo elemento che possiamo illuderci di trovarla,ma in mille piccolissime cose.

domenica 21 ottobre 2012

LA VERA FOLLIA

di Carmen Pistoia



Chi è il vero folle colui che ha la sventura d'esser affetto da cliniche patologie psichiche o colui che si definisce normale e sbeffeggia il folle?
Ebbene, francamente penso che la vera follia sia proprio la cosiddetta normalità, o meglio quella che a colpo d'occhio appare tale, ma che di normale ha decisamente poco.
Cito un episodio cui ho assistito per rendervi l'idea... di come sia misera a volte la mente umana.
Tipica domenica mattina soleggiata. In giro molta gente che passeggia. Ad un certo punto noto un gruppetto di persone che ride a crepapelle. Mi avvicino incuriosita e per comprenderne la natura. Ne rimango a dir poco disgustata dalla constatazione di fatto. Al centro delle risate c'è un ragazzo che tutti conoscono in città per via della sua instabilità mentale. E' sconcertante osservare tanta leggerezza e fatuità in coloro che gli stanno intorno. Il ragazzo da sempre è convinto di essere un cantautore. A turno quella massa di idioti chiede al ragazzo di cantare, e davanti alle sue esibizioni sulle bocche degli stolti spettatori, scrosciano fior di risate.
La domanda mi sorge spontanea: come ci si può divertire sapendo che colui che genera tanta ilarità è affetto da serie turbe psichiche? 
Altrettanto spontanea giunge la risposta, il vero folle è colui che riesce a fare di una patologia che nulla ha da ridere, un motivo di divertimento.
Di ragazzi disturbati a livello psichico ce ne sono moltissimi e la cosa avvilente è notare che, in rapporto, ci sono altrettanto cretini che fanno di ciò motivo di goliardia.

Conclusione: se proprio non riesci a trovare stimoli per ridere di gusto, prova a guardarti allo specchio quando sei intento a deridere determinate persone, vedrai che riderai di te stesso e della tua stupidità.
I cosiddetti sani sono proprio i più malati di mente.
La mia tolleranza riguardo l'abnorme idiozia di talune persone è pari a zero

sabato 20 ottobre 2012

QUANDO CI SI SMARRISCE NEL LABIRINTO DELLA VITA, RITROVARSI, E' DURA.

di Carmen Pistoia



Avviene, senza alcun preavviso, di perdersi nel labirinto della vita. Non esiste, purtroppo, un manuale d'istruzioni che t'aiuta a ritrovar la via, devi fare appello a tutta la tua forza di volontà e contare solo su te stesso.
E' un percorso difficile dal quale riemergere.
Tutto ti è contro, non vedi salvezza in nessuna direzione. Ovunque volgi lo sguardo vedi nero. Eppure, c'è sempre un minimo di luce che fluisce ancora nel tuo orizzonte. E' flebile, quasi impercettibile all'occhio umano, ma se lo guardi con gli occhi dell'anima riesci a distinguerlo benissimo.
Il proverbio che recita "finché c'è vita c'è speranza" è da interpretare nel senso letterale del termine in questi casi.
Per risorgere dalle tenebre occorre aggrapparsi saldamente all'unico fil di luce che riusciamo a scorgere nel buio, il resto verrà da se, basterà crederci e sperare.



Conclusione: anche quando ti sembra che nulla e nessuno al mondo ti farà più rifiorire, tu contrasta con volontà incoercibile tutto, vedrai che quando meno te lo aspetti ritroverai te stesso e la via che hai smarrito.

venerdì 19 ottobre 2012

PER COSTRUIRE QUALCOSA DI RESISTENTE OCCORRONO FONDAMENTA SALDE

di Carmen Pistoia




Qualunque rapporto si va ad iniziare, se non è basato su fondamenta salde, mai nulla ne nascerà.
Queste basi devono essere essenzialmente il collante che manterrà unito il tutto, e sono: fiducia, comprensione, rispetto, amore per l'altro incondizionato, se ci sono questi presupposti si può costruire molto.
Al contrario, se mancano, non si ereggerà mai nulla di saldo poiché tutto franerà alle prime "scosse di terremoto" che la vita inevitabilmente offre a piene mani.
Sia in amore, sia in amicizia, occorrono le medesimi basi, poiché a mio avviso, non vi è differenza nelle due tipologie di rapporto.
E' amore l'uno, ma anche l'altro. Il primo basato su un rapporto e progetto a due che vede come traguardo ultimo la costruzione di una famiglia. Il secondo, invece, verte alla messa in piedi di un progetto, sempre a due, ma di amicizia.
E' bello, in entrambi i casi, potersi fidare dell'altro e passeggiare serenamente sul terreno della comprensione per poi giacere con grazia sul guanciale dell'amore e del rispetto.
Cose, queste, che fanno si che ognuno di noi viva e costruisca un qualcosa di bello e profondo che mira a durare nel tempo.



Conclusione: qualunque rapporto vogliate iniziare, armatevi dapprima, dei presupposti necessari affinché possa durare.
Crederci fermamente e riuscirete in tal modo a costruire sicuramente qualcosa di talmente saldo che non solo durerà nel tempo, ma che vi aiuterà ad affrontare la vita contando sull'appoggio di quello che voi stesso avete generato puntando sul costruire comune.

giovedì 18 ottobre 2012

CREDEVI D'ESSER ROCCIA E TI SCOPRI POLVERE

di Carmen Pistoia



Vivi pensando d'esser roccia e ti scopri polvere in un attimo. Arriva un momento nella vita in cui viene messo a dura prova tutto. La forza di volontà, la capacità di reazione, il saper incassare. Credo sia in quel momento che comprendi veramente come sei e chi sei. Magari hai sempre vissuto pensando d'esser forte, poi un evento di proporzioni gigantesche ti travolge e tu non sai più chi sei, ne chi sei stato fino a quel momento. D’altronde, sono proprio le prove dure a stabilire la nostra reale natura. Ti svegli una mattina, dopo aver attraversato una terribile tempesta, e ti accorgi d'esser fragile, crollano tutte le tue certezze. Ti senti estranea a te stessa e i pensieri che ti attraversano la mente sembrano non appartenerti. Piangi, ti disperi, vedi il tuo animi divenire sottilissima polvere disperdersi nel nulla, la tua volontà salutarti cinicamente. Tutto t'abbandona in un attimo e ti vedi completamente persa...
Prendi coscienza di esser polvere e non roccia. Raccogli i cocci di quanto rimane di te e provi a rimetterli insieme affannosamente. Provi a rianimare quel minimo di forza che giace ancora dentro te e speri con tutta te stessa di trovare un appiglio solido al quale aggrapparti e che ti faccia riemergere...

Conclusione: è dura ammettere che di fatto siamo degli esseri fragilissimi con equilibri talmente claudicanti che basta poco per farci cadere senza più riuscire a rialzarsi. L'unica cosa che conta veramente quando ci si trova in queste situazioni è cercare di non far morire la speranza che è dentro di noi.

mercoledì 17 ottobre 2012

GLI AMICI E L'AMICIZIA PROFONDA

di Carmen Pistoia



Gli amici, l'amicizia, valori inestimabili che ci arricchiscono e ci accompagnano per mano in questo cammino chiamato vita.
Ovviamente occorre fare un distinguo tra amici e conoscenti. I primi, non ci lasciano mai, soprattutto se come te credono nel reale e profondo valore dell'amicizia. I secondi, sono coloro i quali si spacciano per amici, ma che di fatto... nulla hanno di che spartire con te.
Quando un'amicizia è vera, profonda, sentita, fondata sulla stima reciproca, sul rispetto e sulla sincerità cresce nel tempo e diviene sempre più forte. Si avverte nel cuore una reciproca necessità di cercarsi.
Un amico si sveglia in piena notte solo per correre da te se sa che tu stai male. La cosa non gli pesa, poiché, il tuo malessere fa soffrire anche lui.
Un amico non ti giudica per un eventuale scelta sbagliata, ti porta semplicemente a ragionarne insieme e solo se ne convieni con lui cambi idea su quanto discutete.
In amicizia poche cose sono indispensabili affinché duri e non svanisca al primo intoppo, prima su tutte, il crederci profondamente.
Se non ci fossero gli amici a sostenerci, abbracciarci, amarci, nei momenti di maggior difficoltà, saremmo persi. Invece, loro sono sempre li, non ci abbandonano.

Conclusione: gli amici e l'amicizia esistono e sono grandi valori, basta incrociare sul nostro cammino persone, che come noi, ci credono veramente.

martedì 16 ottobre 2012

LASCIATI AMARE

di Carmen Pistoia




SI ACUTIZZA IL MALESSERE

di Carmen Pistoia



Nei giorni di festa, quando dovrebbero esserci momenti gioiosi di condivisione, si acutizza il malessere nel cuore di chi è solo.

Ed è proprio per questo, che oggi, il mio abbraccio più caloroso e più sentito è volto a tutti loro. 
Nell'egoistica quotidianità c'è poco spazio diretto a chi è solo o più semplicemente a coloro che soffrono. Si vive sul filo del rasoio e ci si dimentica che basterebbe donare un nano secondo del nostro tempo per regalare un attimo di gioia a chi non ne ha. 
Partendo dai gesti più semplici, alla portata di tutti, nulla di eclatante. Dal messaggio di auguri alla telefonata fatta col cuore e diretta a chi siamo certi gradirà un attimo di compagnia da parte nostra. 
E' vero, tutto questo potremmo tranquillamente farlo sempre senza attendere festività o ricorrenze varie, ma a mio avviso però, è nei giorni come questi che si acutizza maledettamente il malessere nelle persone che soffrono. 

Conclusione: sappiate dunque donare, donarvi, senza lesinare e saprete che grazie al vostro gesto spontaneo qualcuno sorriderà e avvertirà un tantino meno la solitudine.

lunedì 15 ottobre 2012

LA VITA NON E' TUTTA LI

di Carmen Pistoia



Ogni volta che pensiamo d'aver raggiunto il traguardo massimo che la vita poteva offrirci ci accorgiamo che di fatto siamo nuovamente all'inizio del viaggio.

Questo perché la vita non è tutta li, ossia, realizzare alcuni dei traguardi prefissati non è sinonimo di dirittura d'arrivo, ma un continuo girare intorno alla spirale della vita.
Molti di noi, una volta raggiunta una posizione economica e la famiglia, pensano che non vi sia più nulla a cui ambire.
Invece sbaglia poiché la vita non è solo questo. Vita e vivere sono due continue scoperte quotidiane. Ogni giorno veniamo a contatto con l'inaspettato e ne rimaniamo stupiti. Esiste poi quella stupenda spiritualità personale che ci porta lungo sentieri di solidarietà, altruismo, voglia di donare senza aspettarsi nulla in cambio.
Insomma, la vita è tanta e ricca di un'infinità di sfumature tutte da scoprire: emozioni, insegnamenti, scoperte continue, e chi si ferma nell'apatia pensando d'essere arrivato è già morto dentro ancor prima d'intraprendere il viaggio.

Conclusione: vivi ogni giorno come se fosse l'inizio di tutto, non accasciarti mai nell'abitudine. Condisci ogni nuovo giorno che sorge con l'entusiasmo e la positività di chi inizia un qualcosa di nuovo e lo fa per la prima volta. Non dimenticare mai che la vita non è tutta li.

domenica 14 ottobre 2012

L'ABITO NON FA IL MONACO

di Carmen Pistoia



Tendenzialmente siamo portati a giudicare chi abbiamo di fronte in base all'abito che indossa, nulla di più sbagliato, in quanto occorrerebbe guardare oltre e mirare alla sostanza.

Da tempi atavici ognuno di noi giudica per quello che vede, basandosi unicamente sull'esteriorità, perdendo purtroppo di vista il contenuto. 
Si può vestire di stracci e possedere un grande animo, al contrario, si può indossare tessuti pregiati ed essere completamente vuoti. 
Oggi più che mai, la società fatta principalmente di apparenza, tende a perdere l'essenza di ogni cosa. Si è oculati quasi sempre a giudicare grossolanamente dopo il primo colpo d'occhio senza andare oltre. Tutto questo, a mio avviso, ci porta ad una valutazione superficiale anche di chi avrebbe bisogno di più attenzioni. Siamo divenuti un popolo di classisti che parla e si muove a seconda di una moda piuttosto che di un'altra. Seguiamo l'onda del momento minimizzando anche quello che andrebbe valorizzato. Tutto questo è davvero avvilente poiché ti fa comprendere che più passa il tempo e più perdiamo l'essenza stessa della vita. 
Vi è mai capitato di osservare un gruppo di persone che chiacchierano tra loro e vedendo passare qualcuno vestito in maniera umile scoppiano a ridere, o peggio ancora l'additano? 
A me si, e ne sono rimasta indignata, come si può giudicare qualcuno dal semplice abito che indossa? 
Ebbene, non lo capirò mai, ne tantomeno mi abituerò mai a questo metro valutativo e giudizio gratuito fatto unicamente per ledere l'animo altrui. 

Conclusione: non è una frase fatta, l'abito realmente non fa il monaco, imparate a guardare l'animo delle persone e non quanto indossano.

sabato 13 ottobre 2012

QUELL'ISOSTENIBILE SENSO D'INSODDISFAZIONE

di Carmen Pistoia




A quanti di voi capita di svegliarsi al mattino e dire: ho tutto, ma sono comunque insoddisfatto.

Sono certa che questo avviene nella mente del 90% delle persone. Si fanno progetti di vita, si rincorrono amori, s'inseguono sogni e quando tocchiamo con mano tutto ciò, ne siamo comunque insoddisfatti. Quindi mi domando: è l'essere umano tendente ...all'insoddisfazione, oppure, è quello che ha inseguito e poi realizzato che in realtà non era proprio quanto desiderava?
Difficile trarne una conclusione oggettiva. Quello che mi sento di analizzare è semplicemente un percorso che va a tappe. Questo vale per il lavoro, in amore ed infine nei sogni. Probabilmente, nel momento in cui inseguiamo l'amore, ne incontriamo uno che corrisponde a quanto cerchiamo e pensiamo d'aver coronato un sogno. Poco più avanti negli anni, però, nostro malgrado incontriamo qualcuno che aderisce perfettamente al nostro animo. Purtroppo abbiamo già fatto la nostra scelta pensando che fosse quella giusta, ma ci rendiamo conto col senno di poi che non è così. Nasce dunque l'insoddisfazione del rapporto di coppia che porta verso un mutismo reciproco e il graduale allontanamento. 
Stesso discorso vale per il lavoro. Progettiamo lungamente e in ogni minimo particolare quanto vorremmo realizzare. Con determinazione e sacrificio ne raggiungiamo l'obiettivo, e quando tutto è bello che fatto, capita una di quelle occasioni che mai ti saresti aspettato di avere e ti offre una prospettiva assai più invitante che vorresti fortemente raggiungere. Anche qui, nasce l'insoddisfazione, non puoi buttare alle ortiche il sudore della tua stessa fronte. Quindi rimani intrappolato in quello che hai, ma vivi privo di stimoli.

Conclusione: ponderare ogni scelta aiuta a non pentirsene.

giovedì 11 ottobre 2012

E' BELLO CAPIRE PER CHI CONTIAMO

di Carmen Pistoia



Vi è mai capitato di fermarvi a pensare un attimo e domandarvi per chi siete importanti? Per chi contate davvero qualcosa?
Ebbene, credo sia un passo obbligato nella mente di ognuno di noi, capita a chiunque e in un qualunque momento della vita. 
Si parte da un esame ampio che va a scandagliare attentamente tutte quelle persone che ci circondano e asseriscono con ferma convinzione che per loro siamo importanti. 
Ma quanti di loro lo pensano davvero? 
Quanti di loro ti domandano come stai nel preciso momento in cui ne avresti fortemente bisogno? 
Tu ti prodighi e ti sei sempre prodigato ad aiutare tutti coloro che han chiesto il tuo aiuto, non ti sei mai sprecato, anzi hai sempre cercato di donare più di quanto era nelle tue reali possibilità. 
Hai donato perché ritenevi fosse un atto d'amore nei confronti di chi in quel momento di te aveva bisogno. Mai e poi mai ti è balenato in mente il pensiero, che un giorno, tutto ti sarebbe stato reso. Quando doni, lo fai unicamente come atto d'amore, non ti passa per nulla nella mente un futuro tornaconto. 
Poi arriva un momento in cui nel tuo cielo appaiono nubi scure che adombrano la tua serenità, fino a farti sentire abbandonata, ed è allora che cominci a pensare... 
Ti fermi sulla soglia dei tuoi pensieri e ti rendi conto che di tutta quella folla che si professava altruista nei tuoi confronti in realtà non ne rimane quasi nulla, i sopravvissuti si possono contare sulle dita di una mano. 
Capisci solo allora per chi conti davvero, quei pochi restano, non si dissolvono come nebbia al sole...

Conclusione: è facile asserire a parole "tu per me sei importante", difficile è dimostrarlo con i fatti. Quindi non lasciatevi abbagliare da parole ricoperte di miele, mirate alla sostanza e noterete che c'è chi ci ha sempre tenuto a voi, pur dicendo molto poco, ma dimostrandovi l'immenso.

mercoledì 10 ottobre 2012

LUCI E OMBRE

di Carmen Pistoia



Ognuno di noi si rapporta con gli altri mettendo in luce, e allo stesso tempo lasciando in ombra, alcuni aspetti di se. Questo accade in tutti i tipi di rapporto: con la persona amata, con gli amici e in qualunque altro tipo di rapporto. 

Vi è mai capitato di mettere in luce una parte di voi con la persona più lontana da voi?
A volte, chi ci sta vicino, di fatto è lontanissimo da noi, ma questo non per volontà propria. Capita di liberare i nostri pensieri più profondi con una persona che apparentemente nulla ha di che condividere con noi, mentre invece con chi ci sta accanto ci chiudiamo a riccio trattenendo emozioni e pensieri.
Perché accade questo?
Ebbene, a mio avviso, sono disparate le ragioni fondanti che ci inducono a tali comportamenti, ma quella dominante è una sola: il giudizio che ne nascerebbe.
Spesso, la persona che ci vive accanto, vede di noi solo quello che vuol vedere o che gli fa comodo vedere. Noi ne siamo pienamente coscienti e creiamo così le cosiddette zone d'ombra. Sappiamo bene che esternando pensieri diversi da quelli che loro si aspettano genereremmo incomprensioni, o peggio ancora insinueremmo dubbi amletici. Pertanto, ce ne guardiamo bene dal parlarne. Nasce così la chiusura volontaria di quella parte di noi che potrebbe deludere o non piacere a chi ci sta accanto. Poi accade di incrociare casualmente qualcuno, e senza che ce lo aspettiamo lo rendiamo partecipe dei nostri pensieri più profondi. Noi stessi ne restiamo stupiti perché, prima di quel momento, mai ne abbiamo parlato ad anima viva.

Conclusione: è più semplice liberare la parte più nascosta di noi con la persona più lontana da noi perché mai la deluderemo. Colui/ei a cui confidiamo le nostre zone d'ombra non può rimanere delusa da un eventuale parte di noi che non potrebbe piacerle poiché non ci conosce affatto. Al contrario, chi ci ama, ne rimarrebbe molto deluso e sconcertato poiché si ritroverebbe dinanzi a se una persona estranea e a tratti sconosciuta.

martedì 9 ottobre 2012

MISERIA E NOBILTA'

di Carmen Pistoia


Due componenti che fan parte dell'animo delle persone, che seppur nascendo allo stesso modo, nel tempo non si rimane tali.

Non è un gioco di parole, ma un dato oggettivo con il quale mi ci scontro continuamente rimanendone avvilita.
Quanto più è ricca materialmente una persona, più è misera nell'animo. Al contrario quanto meno possiede, più è ricca d'animo nobile e grande solidarietà.
La vera miseria dunque, non è nel non possedere ori, agi e ricchezze, ma nel non riuscire a donar nulla al prossimo poiché si è miseri dentro.
Nel cuore del benestante, mai passerà il gesto spontaneo di voler donare poiché è avido, privo d'ogni nobiltà d'animo.
Al contrario, nel cuore del povero vedrai splendere alto l'animo nobile e il privarsi anche dell'indispensabile pur di donarlo agli altri.
L'animo misero, se dona qualcosa, lo fa per un proprio tornaconto. L'animo nobile, dona e dimentica poiché nel gesto stesso, è racchiusa una ricchezza dal valore inestimabile. 
Eppure, al taglio del nastro, quando la vita ha inizio partiamo tutti dallo stesso punto. Siamo stati generati dall'amore di Dio, ma crescendo ce ne dimentichiamo.

Conclusione: se solo imparassimo, nonostante quello che la vita ci offre a mantenere intatto il nostro animo nobile, non ci sarebbe più miseria.
E tu, che mai hai smarrito la nobiltà d'animo, bussa alla porta del cuore del misero e ricordagli chi era, forse ritornerà sui suoi passi...

lunedì 8 ottobre 2012

EPPURE CI SI ALLONTANA

di Carmen Pistoia



Vi è mai capitato di allontanarvi da una persona pur volendogli un bene immenso?
Ebbene capita di reagire con l'allontanamento volontario da alcune persone, questo per tante ragioni. Paura di amare, di non essere all'altezza delle aspettative che l'altro ripone in noi, o semplicemente la quasi incapacità di affrontare un rapporto talmente carico d'affetto da indurci a scappare. Da ultimo, cosa non trascurabile, paura di crederci e poi come niente perdere quella persona a noi così cara per una ragione qualunque e rimanerne completamente svuotati. 
Perché accade questo?
Probabilmente una delle ragione che induce a comportarsi in questo modo a tratti incomprensibile ha una sola spiegazione. Con ogni probabilità, in tutta la nostra vita, mai abbiamo incrociato qualcuno che ci abbia donato così tanto, e nel momento in cui ne prendiamo coscienza scappiamo poiché ci sentiamo quasi inadeguati ad affrontare un rapporto del genere.
Siamo fortemente combattuti tra l'andar via senza voltarci e il restare. Sappiamo bene che quella determinata persona ci fa stare bene, ci dona emozioni imparagonabili e riesce a riempire tutti i nostri silenzi.
Eppure, ci si allontana... 

Conclusione: non lasciate che le paure vi facciano perdere le persone che a voi tengono davvero e in maniera gratuita e incondizionata.
Chiudersi gli occhi per non vedere, tapparsi le orecchie per non sentire e mettere la mano sulla bocca per non parlare non servirà di certo a non farmi provare quello che nasce spontaneo nel cuore.
Quindi, a costo di farvi male, non allontanatevi mai da coloro che dal nulla vi donano l'immenso.
Meglio vivere, amare, piangere e ridere, che rimpiangere di non aver mai vissuto per paura.

domenica 7 ottobre 2012

IL SOLE E LA NUVOLETTA

di Carmen Pistoia




Il sole splendeva sovrano nel cielo. Un giorno una piccola nuvoletta gli si avvicinò e timidamente fece ombra ai suoi occhi. Il sole riposò per un attimo gli occhi traendone giovamento. Distese lo sguardo e sorrise alla nuvoletta senza perdere la sua luce.

Poco dopo, la nuvoletta, si allontanò.

Ogni giorno, intorno alla stessa ora, la nuvoletta tornava a far visita al sole donando pochi attimi di ombra ai suoi occhi stanchi.
Nacque così una bella amicizia fatta di profondi momenti di condivisione.
E venne il tempo delle piogge, il cielo si coprì di nuvoloni e non permisero più al sole di individuare la piccola nuvoletta.
Furono giorni di mestizia profonda per il cuore del sole poiché, senza la sua nuvoletta, non riusciva più a splendere di quella stupenda luce di cui splendeva quando s'incontravano.
E finalmente, un forte vento di maestrale, spazzò via ogni nuvola dal cielo, il sole si guardò attorno e riuscì nuovamente a individuare la piccola nuvoletta. Le si avvicinò e le disse: ti prego piccolina, non sparire più dal mio orizzonte, tu per me sei importante.
La nuvoletta ne fu felice e gli rimase accanto commossa da tanto conclamato affetto.

Conclusione: a volte, per qualcuno, la nostra presenza nella loro vita è davvero importante. A noi può sembrare che non lo sia poiché non ci rendiamo conto di quanto doniamo, ma chi ci riceve sa cosa rappresentiamo realmente per loro.
Quindi, anche quando apparentemente ci sentiamo un puntino nell'universo di qualcuno, non dimentichiamo che invece per costui siamo più importanti di quanto crediamo.

sabato 6 ottobre 2012

PENSAVA D'ESSER IMMUNE ALL'AMORE E MORI' AMANDO

di Carmen Pistoia




Carol, una ragazza bellissima con in se racchiuso un animo solitario era cresciuta pensando che mai avrebbe amato. Corteggiatissima, mieteva cuori in continuazione, ma il suo non amava e lasciava dietro se una scia di dolore in coloro che la incrociavano e se ne innamoravano. Un giorno incrociò Samuel, un ragazzo che all'apparenza non era diverso da tutti gli altri. Eppure, in lui, Carol notò subito una luce unica, mai vista prima. 
Samuel era dolce, sognatore, romantico e poco per volta illustrava alla ragazza il mondo attraverso il suo sentire. Lei ne rimaneva estasiata e tesseva tra le parole del ragazzo sogni e desideri. I giorni trascorrevano e nel cuore di Carol prendeva sempre più piede un sentimento profondo. Lei lottava, lo rinnegava e cercava in tutti i modi di respingere quell'amore. Samuel continuava a dipingere a Carol le sfumature della vita, il colore dei sogni, la melodia dell'anima. I due ragazzi trascorrevano molto tempo insieme dipingendo emozioni nei rispettivi cuori, ovviamente, ognuno seguendo la natura del proprio sentimento. 
Per lui era amicizia, per lei era amore. 
Samuel voleva un bene immenso a Carol, ma non ne era innamorato e più volte aveva espresso apertamente la natura del suo sentimento non voleva ferirla ne tantomeno alimentare nel cuore di lei false aspettative. Carol non l'accettava, provava un dolore lancinante nel petto al pensiero che quel ragazzo di cui lei si era perdutamente innamorato non la ricambiasse. Distrutta da tal rifiuto, decise di dire addio a Samuel poiché non riusciva più a sopportare il fatto che lui non l'amasse. Un pomeriggio, dopo l'ennesima diatriba nata proprio dalla non accettazione, Carol prese le mani di Samuel e gli confidò in lacrime: "Samuel tesoro, da domani non mi vedrai tornare, sappi che ho deciso di partire per un lungo viaggio da cui non tornerò. " Lui pianse lacrime copiose poiché seppur in maniera diversa, teneva moltissimo a Carol, tuttavia accettò la sua decisione pur non condividendola affatto. Non immaginava di certo quello che covava lei realmente nel cuore, e quando lo scopri, ne rimase devastato.
Carol si recò in chiesa, salì fino al campanile, e accompagnata dai rintocchi di campane si lanciò nel vuoto portandosi dietro tutto l'amore che provava per Samuel. 

Morale? Nessuno è esente dall'amore. Quando poi accade che si ama davvero qualcuno che per forza di cose non può ricambiarci si comprende finalmente il dolore che abbiamo recato a nostra volta a coloro che amavano noi e sono stati rifiutati.
Quindi, trattate sempre con i guanti di seta i sentimenti abbiatene rispetto.

venerdì 5 ottobre 2012

LA PRINCIPESSA TRISTE

di Carmen Pistoia


China sulle ginocchia, ferma sul ciglio della strada, giaceva Giada, la principessa triste che smarrì un di, il suo splendido sorriso.
Un giorno passò di li un cavaliere dalla scintillante armatura, scese da cavallo e le si avvicino. Aveva mani troppo grandi per sfiorare il volto angelico di Giada, così si munì di una piuma per asciugarle le lacrime. La tirò su con grazia e le disse: una principessa di rara bellezza come voi non dovrebbe sporcare il volto con le lacrime. 
Perché piangete dolcissima fanciulla?
Giada con gli occhi lucidi rispose: qualcuno mi ha strappato il cuore dal petto e da allora ho smarrito il sorriso.
Il cavaliere, desolato dalla risposta, chinò il capo e due lacrime gli rigarono il volto.
Giada ne rimase colpita e domandò: perché piangete cavaliere?
Lui: perché incrociandovi dolcissima principessa, il mio cuore è rimasto nel vostro e sente lo stesso dolore che provate voi.
In quel momento Giada sorrise, e trovò luce nuova proprio in quel cavaliere passato di li per caso...
A volte, il sorriso ci viene ridato, da coloro a cui mai avremmo pensato.

giovedì 4 ottobre 2012

SIAMO SOLO ANIME DI PASSAGGIO

di Carmen Pistoia



A che serve farsi la guerra, odiarsi, e creare ogni genere di disagio a chi ci circonda e al prossimo? Siamo solo anime di passaggio, al termine di questo viaggio chiamato vita, la dirittura d'arrivo è la stessa per tutti...
C'è chi spreca la propria esistenza odiando e creando ogni genere d'angheria a chi lo circonda, mi domando a cosa gli serva tutto questo, la vita è una e unica e sprecarla in questo modo lo trovo di una stupidità abominevole.
C'è chi invece vive invidiando e nell'invidia coltiva un agire malsano atto a ledere deliberatamente, poiché non tollera che qualcun altro possa essere più fortunato di lui, anche questo è uno spreco di energie inutile e distruttivo.
Tutti coloro i quali basano la propria esistenza su sentimenti negativi, forse non sanno, o meglio dimenticano, che anche loro son solo anime di passaggio.
Trovo davvero avvilente osservare un così grande numero di corpi senz'anima,ossia,gente che al posto del cuore possiede gelida e inanimata pietra.
Eppure, mi piacerebbe comprendere in costoro, cosa mai abbia generato tanto gelo, cinismo, incapacità a far funzionare quella parte di cuore che tutti possediamo.
Ammiro invece, tutta quella gente che fa della propria esistenza una vera e propria missione di vita. Ognuno a proprio modo e nel suo piccolo. Gente che sa donare e donarsi completamente. Persone che prendono le distanze da ogni forma di materialismo. 

Conclusione: siamo solo anime di passaggio, fino a quando ci è possibile, non dimentichiamo di vivere la vita nella sua reale essenza. Impariamo da ogni cosa la sua profondità e lasciamo in eredità ai prossimi passeggeri in transito qualcosa in cui credere e per la quale valga la pena vivere in piena coscienza il senso della vita stessa.

IL CIECO E LA FANCIULLA

di Carmen Pistoia


Ogni giorno, Omar un non vedente, si recava al porto per la sua solita passeggiata pomeridiana. Sedeva sulla panchina e ascoltava la voce del mare. Un giorno il suo udito catturò un suono diverso, sembrava un lamento, come se qualcuno stesse piangendo. Fece attenzione, e grazie al suo sviluppato senso dell'udito dovuto alla cecità, capì che si trattava di una ragazza.... 
Lei non parlava, rimaneva nel silenzio e piangeva. Omar ascoltava il suo pianto e penava. Riusciva persino ad immaginare i tratti del volto della fanciulla, ne vedeva gli occhi, il carnato chiaro come la luna, i lineamenti delicati, ma soprattutto le lacrime copiose che versava ogni giorno. Ogni pomeriggio, Omar rimaneva ad ascoltarla e imparava qualcosa di lei, e lo faceva semplicemente ascoltando in silenzio la voce della sua anima mescolata con le onde del mare. 
Trascorsero mesi prima che Omar riuscisse a prendere coraggio e avvicinarsi alla fanciulla, ma un pomeriggio, stanco della pena che udiva nel cuore di quella ragazza decise di farsi avanti e parlarle.
Le sedette accanto e le disse: "non si è mai veramente soli piccola, c'è chi ci ascolta nel silenzio e comprende il nostro animo. Perdonami se ho origliato i tuoi pensieri, ma ero li e la voce del tuo cuore ha bussato prepotentemente al mio. Ti ascolto da mesi, ho compreso la tua solitudine, la profondità dei tuoi pensieri che non trova casa in nessuno, e son rimasto qui in silenzio a far compagnia alla tua anima affinché potesse scorgermi. 
Ricorda piccola, spesso la vera cecità è dentro noi e non ci permette di vedere che in realtà non siamo mai davvero soli. Prova a guardare il mondo attraverso i miei occhi, e se vorrai, sarai in grado di catturare sfumature di colori che mai hai potuto vedere prima d'ora. 
Ora asciuga le tue lacrime,afferra la mia mano e prova a camminare con me,sentirai pian piano i suoni che ti circondano avvolgerti e mai più sola sarai ".

Morale? A volte pensiamo d'esser soli e non vediamo che in realtà vicino a noi c'è chi ci ascolta nel silenzio e ci ama. Quindi,non essere cieco, impara ad osservare tutto con gli occhi dell'anima.

mercoledì 3 ottobre 2012

C'ERA UNA VOLTA...

di Carmen Pistoia
Chiara e Gabriele

Un giorno, mentre Chiara passeggiava nel suo giardino, udì lo scricchiolio delle foglie provenire dalle sue spalle. Sobbalzò per un istante, pensando a qualcosa di inquietante che si assiepasse dietro i cespugli della folta magnolia. Tuttavia, arrestò il passo e provò a voltarsi, ma non vide anima viva. Pensò che forse era stata semplice suggestione e continuò la sua passeggiata pomeridiana. Ad un tratto, dal giardino, adiacente al suo, udì le note d'un pianoforte che suanavano una musica alquanto triste. Incuriosita si avvicinò e provò a guardare oltre la siepe. Non vedeva molto, udiva solo quella musica diffondersi prepotentemente nel silenzio d'un pomeriggio caldo e soffocante di inizio agosto. Fomentata dalla troppa curiosità, scavalcò la siepe e piano piano seguì le note di quella musica così triste. Si fermò dinanzi ad una finestra e mettendosi sulla punta dei piedi guardò all'interno di una stanza. Al pianoforte c'era un ragazzo dalla figura esile, denutrito, col volto emaciato e il carnato bianchissimo, sembrava fosse malato. Lui non notò la sua presenza. Chiara rimase ad ascoltare la sua performance senza fiatare. Osservava quel ragazzo e le si stringeva il cuore. Voleva comprendere i perché di tanta malinconia. La musica terminò e il ragazzo chiuse bruscamente la copertura del pianoforte, la sbatté talmente forte al punto che Chiara si spaventò e perse l'equilibro finendo per cadere. Nella rovinosa caduta si ferì nel cespuglio di rose che era proprio sotto la finestra, questo la portò ad emettere un urlo terribile che attirò l'attenzione del ragazzo. Lui si precipitò fuori dalla casa e raggiunse Chiara in un attimo. Stupito le chiese: cosa ci fa lei qui signorina? Chiara intimorita e ormai scoperta dal padrone di casa, ammise di essere li unicamente per la musica che fino a qualche minuto prima l'aveva condotta nel suo giardino. Il ragazzo rimase in silenzio per qualche secondo, dopodiché sorrise e le tese una mano affinché Chiara si potesse rialzare da terra. La ragazza non esitò e si lasciò aiutare, e mentre si rimetteva in piedi incrociò gli occhi di quel ragazzo che fino a poco prima aveva spiato dalla finestra. Ci vide tutto un mondo dentro, uno sguardo talmente saturo di poesia che mai aveva visto prima d'ora. A onor del vero anche il ragazzo rimase rapito dagli occhi di Chiara e timidamente arrossì. I due ragazzi si presentarono, Chiara lei, Gabriele lui. Dopo le presentazioni, Gabriele accompagnò Chiara all'uscita  e la salutò.
Da quel giorno, Chiara ogni pomeriggio tornava ad ascoltare Gabriele suonare, lui cominciò ad addolcire le sue scelte musicali. Pian piano quelle note tristi assunsero tono, colore, calore e nell'aria si respirava una dolcezza infinita proprio alimentata da quelle note musicali.
Non passò molto e i due ragazzi s'innamorarono pazzamente, ma celato dietro tanta gioia c'era un angolo buio che presto si fece vedere. Gabriele era malato e ben presto avrebbe dovuto lasciare per sempre Chiara, ma non voleva dirle nulla poiché mai aveva amato così tanto nella vita. Vissero giorni di infinita felicità, ore liete, momenti di grande passione e giorno dopo giorno quell'amore cresceva a dismisura.
Gabriele amava dire ogni giorno alla sua amata Chiara: vivimi oggi amore senza pensare a domani e quell'oggi che vivremo insieme sarà per sempre.
Un pomeriggio, mentre Chiara si recava da Gabriele, incrociò il personale medico che entrava in tutta fretta presso l'abitazione del suo amato. Attonita osservava quello che facevano i medici e ne rimaneva incredula, lì, davanti ai suoi occhi, Gabriele lottava tra la vita e la morte. Piangeva Chiara quando comprese che non c'erano possibilità di vita. A quel punto, si inginocchio dinanzi a Dio e chiese di salvare la vita del suo amato Gabriele, in cambio, avrebbe rinuciato per sempre a lui e alla gioia immensa di vivere quell'amore che tanto l'aveva resa felice.
E fu così che Dio accolse il grido disperato di Chiara, concesse a Gabriele nuova vita e portò via con sè il pegno d'amore offertole dalla ragazza. Una volta che Gabriele si fu ripreso, Chiara andò a trovarlo un ultima volta per informarlo che la loro storia d'amore era da ritenersi finita. Provò a far capire al suo amato che nella scelta di lasciarsi c'era solo una presa coscienza del fatto che lui meritasse qualcosa di più e che lei era troppo poco per donare tutto quello di cui Gabriele necessitava. Lui pianse lacrime amare nell'apprendere della fine di un amore in cui aveva riposto ogni aspettativa e dinanzi a lei, sommerso da un pianto di dolore, chiese a Dio di portarlo via con sè poichè vivere senza Chiara non avvrebbe avuto alcun  senso.
L'amore che legava i due ragazzi suscitò nel cuore di Dio una profonda commozione e così decise di non tenere più conto del pegno d'amore di Chiara e la liberò dal voto fatto. Poco dopo, poso la sua mano amorevole sui due ragazzi e li benedì, disse loro: sappiate credere sempre in quello che vi lega, non lasciate mai che nulla divida quello che io in questo momento sto unendo e benedendo con le mie stesse mani.
Chiara e Gabriele furono felici insieme fino all'ultimo dei loro giorni, dalla loro lunga unione nacque un figlio che chiamarono Amore e non ci fu mai un attimo in cui dubitarono di quello che li univa.

lunedì 1 ottobre 2012

C'ERA UNA VOLTA LA DONNA CHE PARLAVA ALLA LUNA


di Carmen Pistoia

Nella bruma delle notti di luna piena, Bianca, una donna dall'animo solitario usciva di casa per parlare alla luna. Solitamente si recava in riva al mare e attendeva paziente che la luna baciasse l'acqua e riempisse di luce il fondo del mare. Nei suoi lunghi dialoghi con la luna Bianca amava mettere a nudo la prorpia anima. Piangeva, gioiva, le raccontava ogni sussulto che le nasceva nel cuore. La luna ascoltava e per dimostrare a Bianca che i suoi non erano monologhi inascoltati, si abbassava talmente in basso fino a rasentare il volto della dolce Bianca.
Una notte, mentre Bianca si accingeva ad andare in cima alla sua scogliera preferita a parlar con la luna, scoppiò un temporale che coprì completamente il cielo di nuvoloni. Bianca, disorientata dall'oscurità del cielo coperto, cadde in un dirupo e ne rimase ingoiata. Poco dopo, si diradarono le nuvole, la luna fece capolino tra di esse e scorse il corpo di Bianca adagiato sugli scogli. Era inerme, priva di vita. La luna pianse, e in un attimo il cielo si oscurò per sempre.
Da quella notte in poi la luna non fu mai più splendente e, nelle notti di luna piena, nella sua luce appariva una lacrima d'ombra scolpita nel mezzo.