venerdì 15 settembre 2017

SOGNO NEL SOGNO...

Di Carmen Pistoia
E' piuttosto presto.In casa impera il silenzio ovattato della notte che s'appresta a cedere il testimone al giorno. Un rumore improvviso, rompe il silenzio. Sembra lo stridio di una catena che striscia sul pavimento. Giada, ormai sveglia da un pò, si incuriosisce. Impavida, si avvia in casa scalza. Guardinga, scruta minuziosamente ogni angolo della casa. Vuole capire cosa causa quello stridio. Segue con l'orecchio attento l'esatta direzione dell'infausto rumore. Giunge fino in cantina. Quello che i suoi occhi vedono è qualcosa di sconcertante. A generare quel lugubre rumore, non c'e' un fantasma o chissà quale altra creatura spaventosa venuta fuori dalle tenebre. Li, proiettata davanti ai suoi occhi, c'e' un'immagine di se stessa che giace incatenata sul pavimento gelido e grigio di quella cantina. Giada, annichilisce. Non comprende. Si avvicina cauta a quella donna e chiede: "chi sei tu che hai il mio volto,il mio corpo,ma non sei me?"
La donna incatenata risponde: "sono l'immagine dei tuoi sogni, quelli in cui hai smesso di credere da tanto, ti prego liberali da queste catene prima che esalino l'ultimo respiro".
Giada sospira  d'innanzi all'immagine di se agonizzante su quel pavimento. Tuttavia, quell'inspiegabile visione, la illumina. Si rende conto che, ormai, la sua vita e' priva di sogni e scorre per inerzia.
Risale dalla cantina arricchita e consapevole. Con dentro al cuore la ritrovata consapezolezza, si reca in giardino. Nota subito la luce del sole che filtra tra i rami degli alberi e annuncia il nuovo giorno. Osserva le sfumature dei fiori, le sembra quasi di non averle mai viste prima d'ora. Vede tutto con occhi diversi. Ne conclude che, nessun individuo deve mai perdere la capacità di sognare e credere nei propri sogni, anzi, dovrebbe sempre mantenere viva e accesa la fiamma che genera e alimenta la materia d'ogni sogno.

giovedì 14 settembre 2017

LA PRINCIPESSA ELLY

Di Carmen Pistoia


C'era una volta, nella valle dei gigli bianchi, un castello solitario. Per arrivarci, occorreva attraversare tutta la valle, giungere sotto l'arco dei ciclamini e, in fondo ad un viale di ginestre in fiore, si arrivava nel maestoso ingresso nobiliare.
All'interno del castello viveva la principessina Elly, con la sua mamma Mary, il suo papà e il suo fratellino.
Elly, da sempre, viveva nel suo mondo incantato a causa di un demone malvagio che le aveva strappato la chiave del mondo reale.
Lei, era sempre vissuta nel mondo che non c'è, un luogo dove la musica e i passi di danza, coloravano di luce le sue giornate.
Elly era bellissima. Capelli neri corvino, occhi profondi, simili ad un cucciolo di cerbiatto selvatico. Pelle dorata e sorriso di quelli che, al sol vederlo, illuminava d'immenso chiunque l'avesse di fronte.
Cresciuta e amata dagli amorevoli genitori, tenuta come una gemma di rara bellezza e valore.
Elly s'incammina lungo la vita.
Nonostante, quel demone malvagio le avesse strappato sin dalla nascita la chiave del mondo reale, impedendole così, di avere una vita come tutte le persone normali, lei non sembrava soffrirne.
Sorrideva sempre. I suoi occhi racchiudevano la gioia di chi riesce a vedere cose che nessun altro poteva neppure lontanamente immaginare.
Aveva lo sguardo incantato della meraviglia, dello stupore, della gioia di vivere.
Era felice, trascorreva le sue giornate in compagnia dei suoi amici animali, cani gatti, farfalle e ogni genere di creatura che le venisse in contro varcando le mura del castello e danzando con lei sulle note della vita.
Era meraviglioso per mamma Mary vederla ballare, nei passi di danza, Elly sollevava magia.
Tutto scorreva, le giornate, il tempo, ma Elly restava intrappolata nel suo mondo, benchè non ne avesse nessuna consapevolezza.
Un giorno, arrivò al castello una nuova amica di mamma Mary. Sin dal primo istante ci fu alchimia tra Elly e l'ospite.
Era una mattinata di metà settembre.
L'aria serena, il cielo terso. Un profumo di erba bagnata e ciclamini, coccolava l'olfatto.
Mamma Mary fece accomodare la sua nuova amica sul comodo divano nel salone. Sorridente e lieta della visita, offrì all'ospite dei gustosi biscotti e del buon caffè nero.
Elly, sedette accanto all'ospite osservandola con sguardo curioso e attento.
Di tanto in tanto, le sorrideva donandole senso di pace, gioia, calore.
La mattinata volò via veloce, tra una piacevole chiacchierata e la spensieratezza di chi dona un pezzo della propria anima all'altra, spalancando le porte del cuore.
Giunge l'ora che l'ospite deve andar via, mamma Mary, da brava padrona di casa, mostra all'amica l'intero castello.
L'ospite, ferma sulla soglia della stanza di Elly, ne rimane affascinata. Si guarda attorno come una bambina in un negozio di giocattoli, i suoi occhi si perdono tra le numerose bambole di porcellana sistemate ordinatamente in tutta la stanza. Non riesce a trattenere le parole ed asserisce, orgogliosa, di avere una collezione quasi identica a quella di Elly.
In quell'istante, accade qualcosa di unico. Elly abbraccia forte l'ospite, si reca in fondo la stanza, afferra una delle bambole esposte e la dona alla donna. Assieme alla bambola, le dona un altro abbraccio.
L'ospite è commossa dal bellissimo gesto, fatica a trattenere le lacrime, abbraccia forte Elly e la bacia affettuosamente sulle guance.
Ci sono emozioni che non si possono descrivere per l'immensità che lasciano nel cuore. Elly, indubbiamente, aveva appena regalato all'ospite qualcosa di così prezioso e pieno di significato, che difficilmente, quella donna lo avrebbe dimenticato.
E così, giunse l'ora di salutarsi e congedarsi. Sull'uscio di casa, ripetuti abbracci, scaldarono il cuore delle tre donne.
Morale?
Nulla è mai come sembra, fermarsi al pregiudizio, sicuramente, toglie ad ogni individuo la possibilità di guardare oltre quel che tutti vedono.
Elly, donando la sua preziosa bambola all'ospite, sicuramente aveva visto in lei una luce particolare, quel fascio luminoso che solo gli occhi dei puri di cuore riescono a vedere oltre ogni possibile realtà.

martedì 12 settembre 2017

E LO RACCONTI ALLA LUNA

Di Carmen Pistoia





Quante parole strozzate in gola, trattenute per rabbia, delusione, disincanto, o semplicemente taciute, poichè certi, di non essere compresi.
Silenzi che urlano.
Pause silenziose interminabili raccontati a fior di labbra alla luna.
Lei, così maestosa e candida, presente lassù in cielo e pronta ad ascoltarti senza controbattere.
E racconti di te, di tutte le volte che avresti voluto dire, ma non hai detto.
Sospiri.
Qualche lacrima ti riga il volto.
Il soffio leggero di fine settembre ti sfiora la pelle e accentua un brivido nel cuore che in un attimo si fa tempesta e apre varchi immensi su ricordi, situazioni.
Lenta, la sera, s'insinua nelle luci del tramonto.
S'increspa il mare.
Batte il cuore nel petto e ti ricordi d'esser vivo.
Intanto, il fruscio del vento annuncia pace.
Scosti i capelli dal volto intriso di lacrime, ti metti in piedi e riprendi il passo.
E passo dopo passo, la luce chiara della luna, t'accompagna a casa, silente e presente, ti invita a raccontarti.
Chiudere in gola le parole è sempre l'inizio della fine.
Eppure, è un percorso lungo, non si tace in un'istante, bensì, dopo più e più parole dette e scivolate sul muro della superficialità di chi doveva ascoltarle...

martedì 1 agosto 2017

LE PERSONE SILENZIOSE


Di Carmen Pistoia



Silenzio, non sempre è sinonimo di non aver nulla da dire, anzi, è l'esatto contrario.
Le persone silenziose le vedi camminare sole all'alba, loro, amano catturare i suoni del mattino e immagazzinarli dentro l'anima.
Le onde del mare, il fruscio del vento, il canto del gabbiano che risuona nel silenzio. Osservano e tacciono. Assimilano e si arricchiscono.
Le persone silenziose hanno ogni stanza della memoria occupata da suoni, sensazioni, emozioni.
Si isolano per arricchirsi, poi, in mezzo alla gente, le vedi restare in silenzio, quasi stranite, con lo sguardo perso in un orizzonte lontano, dove tutto è suono, non inutile frastuono.
Loro, hanno molto da dire, ma centellinano le parole come fossero gocce di pregiato e costoso profumo, questo, affinchè nulla perda di valore, sostanza e profondità.
Non sempre abbondare con le parole impreziosisce un dialogo, alle volte, bastano poche parole per spiegare di cosa è fatto l'infinito.

martedì 25 luglio 2017

I VUOTI NON LI COLMI CON LE PAROLE...

Di Carmen Pistoia

A volte, anzi, spesso, si esiste, ma non si vive.
Ognuno di noi, ha crateri immensi dentro l'anima, vuoti che, seppur chi ci vive accanto smerletta di mille parole, non dandone, però, il giusto valore, lasciano il tempo che trovano.
Nella vita, occorre PRESENZA e non parlo di quella fisica, ma palpabile, ermetica e sentita vicinanza interiore, complicità. Non basta esserci col corpo, i vuoti vanno colmati con i gesti, le parole sono ghiaccio che si scioglie al sole se non sono accompagnate da profondo sentire.
Non basta l'idea di esserci, trasmessa con fiumi di parole. Occorre tenersi per cuore, per anima. Occorre abbracciarsi, sentire la pelle che trasuda emozioni, voglia di afferrarsi e tenersi.
Tutti amano parlare d'amore, di presenza, ma pochi, ne comprendono l'essenza.
Siamo così abituati a dare tutto per scontato che finamo per abituarci a perderci, lasciandoci sfuggire, chi magari, ci avrebbe stretti al cuore per la vita, colmando ogni vuoto.
Nel triste gioco della roulette della vita, finisce per vincere il banco, poichè, noi giocatori, siam troppo distratti e dimentichiamo che, da sole, le parole, non accarezzano, non colmano e non donano le emozioni che riempiono il cuore di tutto quello che ci manca.

giovedì 20 luglio 2017

LA CATTIVERIA DEI REPRESSI

- Non permettere di farti intossicare l'anima dal veleno dei repressi e dei frustrati. Essi, giacchè logorati dal fiele, ti dipingeranno  coi colori della cattiveria.
L'arte di infangare abita solo nel cuore dei repressi, dei falliti, degli infelici.
Sii superiore, inarca la schiena e fai spallucce ai colori di cui ti dipingeranno, il vero colore della tua anima, potrà vederlo solo chi ha occhi sereni per scorgerlo.
Chi vive sereno con se stesso, non parla mai male, nè dipinge quadri dai toni che imbrattano.
Vivi per come sei e non lasciarti mai fendere da quello che dicono di te coloro che, tra i colori dell'anima, hanno solo il nero, poichè il loro cuore è schiacciato dall'oppressione perenne di un malessere esistenziale di cui saranno prigionieri per la vita.
(Carmen Pistoia)

domenica 4 dicembre 2016

LA VITA È FATTA DI DIALOGO AD OLTRANZA...

Di Carmen Pistoia

Nessun legame, neppure il più saldo, resiste nel tempo se manca il dialogo.
A volte, si è vittime del finto dialogo, quello di facciata, fatto del più e del meno, ma non è velando le parole di frivola circostanza, che si costruiscono le  fondamenta di un rapporto atto a durare nel tempo.
Parlarsi sempre, spaccarsi il cuore ma dirsi le cose. Elaborare assieme un punto d'incontro e crescita, questo è dialogo.
Sbattere il muso contro quei limiti che, di noi, non riusciamo a vedere e, grazie a chi riesce a metterli in luce, raschiare il fondo del nostro egoismo e lustrare a nuovo quell'animo stratificato di polveri di abitudini sbagliate e innaffiarlo di voglia di crescere e guardare oltre il proprio naso.
Nessun legame è eterno, soprattutto, se ci si lascia appisolare sotto la coltre scura dell'abitudine.
Parlarsi dovrebbe essere il primo elemento essenziale per costruire qualcosa assieme, ascoltarsi, comprendersi e trovare spunti sempre nuovi per vivere, non solo è fondamentale affinchè si cresca, ma necessario per non incespicare sempre negli stessi errori, silenzi e tutto quel che ci si tiene dentro, convinti, che si sta agendo nel modo migliore.
Conclusione?
Parliamoci. Parlatevi. Parlatene. Sempre, anche quando quel che ci si dice farà male e sarà scomodo da digerire.